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sabato 27 giugno 2015

Ordinanza CP n. 60_arrivo e partenza gara motonautica Venezia-Montecarlo_02-03 luglio 2015


Ordinanza CP n. 60/2015: GARA MOTONAUTICA VENEZIA-MONTECARLO:
arrivo 2 luglio nell'area MS1 dalle h. 11 alle h. 16
partenza dall'area MS3 3 luglio dalle h. 9:30 alle h. 13:30.

www.pescara.guardiacostiera.it  



venerdì 12 giugno 2015

Ord. 56 e 57 Cap. Porto_regate veliche e campo nuoto Ironman_13-14 giugno 2015

Ord. 56 CP_regate veliche 13-14 giugno 2015 nella circonferenza di raggio 1 MN dal segnapunto_www.pescara.guardiacostiera.it 



Ord. 57 CP_ campo nuoto IRONMAN_13-14 giugno 2015_www.pescara.guardiacostiera.it 



Strumenti alternativi per la difesa della costa italiana


Strumenti alternativi 
per la difesa della costa italiana



Maggio 2015

di Antonio Spina, Luca dott. Mennella , Paolo Serafini, Lucio dott. Giardini.


Figura 1: una spiaggia olandese protetta da file permeabili di pali dall’inizio del secolo XIX.



Indice:

1.   Introduzione
2.   Stato dell’arenile
3.   Dinamiche costiere
4.   Tipologie di intervento già attuate ed effetti
5.   Alternative
6.   Tipologia di intervento consigliata: lo strumento alternativo.

1. Introduzione

Per chi avesse tempo e pazienza di informarsi sulla situazione costiera abruzzese, con poco impegno capirebbe che il mare, oltre a ingoiare l’arenile, ha ingoiato anche 100 milioni di euro negli ultimi 8 anni e continuerà a farlo finché si continueranno a proporre soluzioni non idonee e dannose.
Per brevità si citano qui solo tre link usciti da una ricerca su internet relativa all’erosione costiera in Abruzzo:
In sintesi sembra davvero che tutta l’Italia sprofondi e in Abruzzo, da una delle tante ricognizioni fatte da Legambiente nel maggio 2015, siamo terzi o quarti nel paese con il 60% della costa regionale  interessato dal problema erosione , e con oltre il 65% di essa (nella regione Marche) già modificata e protetta da interventi che non hanno risolto il problema dell’erosione che si ripresenta puntuale ogni anno.
Una previsione di ulteriore spesa pubblica senza orizzonte per contenere un fenomeno, definito da molti studiosi “ irreversibile una volta azionato da pennelli e scogliere rigide”, non è auspicabile.
Da questo incipit è facile prevedere che presto tutte le coste ancora libere da interventi  saranno toccate dal problema, quindi è vitale  capire quale strada abbiamo imboccato: se è quella giusta o, come sembra dirci l’esperienza fatta finora, sia  il caso di riconsiderare gli interventi programmati fino ad ora per contrastare l’allarmante fenomeno erosivo che si alimenta di soldi e cancella il futuro dei paesi costieri.
Non sembra  di questo avviso la Regione Abruzzo, ed in conferenza dei servizi anche il Comune di Silvi purtroppo , che, di fronte a queste esperienze tutt’altro che positive, hanno rinnovato la prosecuzione dello stesso  schema invasivo di salvaguardia della spiaggia fatto di pennelli o scogliere (emerse o soffolte) impermeabili con massi di cava, binomio deleterio in termini di balneabilità delle acque di spiaggia, protezione e salvaguardia dell’ambiente costiero e montano.
Chiediamo alle forze politiche locali e regionali di valutare con attenzione quanto di seguito si riporta, e le conclusioni/suggerimenti  che ne emergono, per  iniziare un programma di tutela ambientale e salvaguardia della costa Abruzzese dal problema erosione e di riflessione sui costi economici ed ambientali connessi.
Naturalmente questo documento non ha valore di compendio o vuole disciplinare una materia delicata come i fenomeni di trasformazione terrestre, ma risponde con i fatti ad una interpretazione errata assunta per alcune zone della costa abruzzese, che prende spunto dal nuovo progetto regionale di protezione della spiaggia di Silvi/TE, che sembra ripetere gli stessi errori del passato.
Questo studio si propone di fornire ai cittadini e all’Amministrazione civica una valida e maggiormente sostenibile alternativa ai pennelli o alle scogliere in massi di cava, fin qui usati, che da anni hanno dimostrato la loro inefficacia nel salvaguardare le spiagge e…la loro efficacia nello svuotare le casse pubbliche.

2. Stato dell’arenile

Il Caso Silvi/TE.
Dopo le ultime intense mareggiate tardo invernali, di quella spiaggia profonda anche 100 metri sulla costa dei comuni di Silvi e Pineto, qualche anno fa, adesso rimane ben poco.      
Il fenomeno si è comunque ripetuto anche in altri tratti di costa abruzzese o italiana: prendiamo quindi solo ad esempio la spiaggia di Silvi.
Le foto scattate in quei paraggi subito dopo le ultime mareggiate invernali del 2015 risultano eloquenti.
Sotto, sono mostrati alcuni tratti di spiaggia di Silvi:

Figura 2: veduta della spiaggia del Circolo Nautico_Rimessaggio barche: è evidente come il pennello impermeabile di massi di cava sia in balia dell'erosione.


Figura 3: veduta della spiaggia di Silvi, nel marzo 2015, all'altezza del Laghetto/Stadio


Figura 4: veduta della spiaggia al confine nord delle attuali scogliere soffolte  e pennelli di Silvi, completamente erosa dalle correnti generate dalle opere rigide e impermeabili poste a difesa dell'arenile (il danno è peggiore del rimedio).


Di seguito è riportata un’altra foto, dell’Area Marina Protetta del Cerrano:
 
Figura 5: veduta della spiaggia della Torre di Cerrano, completamente erosa dopo le ultime mareggiate dell'inverno 2014/2015 .


Le spiagge del comune di Silvi godono di  protezioni particolari grazie alla presenza di diverse zone rocciose naturali che fungono da barriera alle onde e in alcuni casi da trappola ai sedimenti (come se fossero delle barriere soffolte) e che comunque non sono servite a proteggere completamente quei tratti di costa, ma dimostrano che la loro antica presenza nei fondali le hanno protette un po’ di più rispetto a quelle più vicine.
Queste sono:

  • I resti del porto romano a Cerrano;
  • Gli scogli di Bassano;
  • L’Aspro delle Rose (di fronte all’hotel Parco delle Rose) o di De Rosa, tratto compreso tra Piazza Marconi e Piazza dei Pini.

-I resti presenti davanti alla spiaggia della Torre di Cerrano influenzano poco le dinamiche costiere, pur tuttavia generano un modesto accumulo di sedimenti sull’arenile sottoflutto ad essi.                              
-Gli scogli di Bassano funzionano come una sorta di Headlands permeabile (una sorta di barriera soffolta) che genera un discreto accumulo di sedimenti sulla spiaggia retrostante.
-Gli scogli dell’Aspro delle Rose fungono da grande barriera soffolta che protegge gran parte del litorale centrale di Silvi e che genera un modesto accumulo di sedimenti, data la maggiore lontananza dalla linea di battigia.

Sotto, sono riportate le immagini satellitari dei tre punti in questione e sono sottolineate con le righe viola di quanto avanza la linea di battigia  di quei luoghi dove sono presenti queste formazioni antiche rispetto alla linea di battigia ai lati:

 
Figura 6: immagine google earth elaborata dei resti romani davanti alla Torre di Cerrano

Figura 7: immagine google earth elaborata della spiaggia dell'Aspro delle Rose

Figura 8: immagine google eath elaborata della spiaggia dietro gli scogli di Bassano

Le formazioni rocciose sopra elencate fungono, quale più quale meno, ma quasi sempre da opere protettive.                                                                                                         
Non a caso la zona centrale di Silvi, compresa fra gli scogli di Bassano e l’Aspro delle Rose, vanta l’arenile più lungo del litorale “silvarolo” e ad oggi è l’unica zona che non ha grossi problemi di erosione, anche se durante l’invernata del 2012/13 con prevalenza di correnti settentrionali meno erosive (di seguito spiegheremo il perchè) la spiaggia è indietreggiata di poco; e durante invece l’invernata del 2010/2011 con prevalenza di correnti orientali la stessa spiaggia è stata erosa di più.   
                                                                                               
Come punto di riferimento di queste ultime misurazioni abbiamo preso la spiaggia del  Circolo Nautico. Le immagini sono eloquenti. Questo a significare che in genere le mareggiate da levante sono più erosive nel tratto di costa abruzzese.
Tra le due annate si registra una differenza di circa 10 M!

 
Figura 9: immagine della spiaggia del Circolo Nautico dopo l'invernata del 2010-2011, più erosiva perché le correnti provenivano per lo più dal II quadrante di levante
Figura 10: immagine della spiaggia del Circolo Nautico dopo l'invernata del 2012-2013, meno erosiva perché le correnti provenivano per lo più dal quadrante settentrionale.

Invece, durante le ultime mareggiate invernali le spiagge dell’Area Marina Protetta del Cerrano e della zona nord e sud  di Silvi Marina (TE) sono state erose in modo oltremodo eccezionale.                                                                                     
Di conseguenza è cresciuta la volontà di molti cittadini e dell’Amministrazione comunale di richiedere alla Regione un intervento di protezione delle stesse.

Bisogna sottolineare che in generale il Comune di Silvi ha problemi di erosione costiera da circa 10/15 anni, da quando la protezione della costa con scogliere frangiflutti impermeabili realizzati con  massi di cava si è interrotta a Montesilvano, al fiume Saline, ed è ricominciata da Roseto, dal fiume Vomano, lasciando il tratto di costa in mezzo ai due fiumi, quello appunto di Silvi e Pineto, sostanzialmente scoperto dallo stesso tipo di protezione, eccettuato qualche pennello o qualche scogliera soffolta insufficienti a salvaguardarla:

 
Figura 11: immagine google earth della costa a sud di Roseto e del fiume Vomano, nel settembre 2013
Figura 12: immagine google eath della costa a nord di Montesilvano e del fiume Saline, nel settembre 2013


Tuttavia solo da qualche anno, e mai come quest’anno, il problema è diventato tale da richiedere interventi importanti per la protezione dell'arenile.

3. Dinamica costiera

L’erosione o l’accumulo di sabbia sulle spiagge è un processo continuo, ma è un fenomeno che dipende strettamente dall’apporto fluviale di sedimenti e dall’andamento medio delle condizioni meteorologiche nel periodo che va da Ottobre a Aprile, soprattutto, e che è condizionato dai venti e dal conseguente moto ondoso dei paraggi e dalle relative correnti che essi generano.
Si veda in proposito lo studio di Marco De Marinis, del 2001, sul tratto di costa che va da Montesilvano a Francavilla: http://portodipescara.blogspot.it/2012/02/la-spiaggia-pescarese-da-montesilvano.html , in cui si dimostra che un tratto di costa o di spiaggia, e questa in particolare, è sempre influenzata sia dai sedimenti provenienti dai fiumi (Sangro, Pescara, Saline) sia dalle erosioni causate dalle correnti locali e dalle controcorrenti litoranee oltre che dalle opere antropiche in mare.
In questi paraggi abruzzesi, le correnti locali generate dai venti sono molto più influenti sullo stato del litorale di quelle correnti generali in genere molto deboli, che si possono vedere illustrate nella tavola del TCI:

Figura 13: le principali correnti in Adriatico nella tavola del TCI

Le correnti adriatiche, come si vede nella tavola, sono ascendenti sulla costa slava e sono discendenti sulla costa italiana.                                                                           
Queste correnti generali, non sono molto forti sul versante italiano abruzzese.
Salvo farsi più forti man mano che ci si avvicina al canale di Otranto per l’effetto causato dal restringimento della costa sulle correnti stesse:
Figura 14: come si vede nel disegno di A. Gliksmann, le correnti aumentano la loro intensità il canale dove scorrono si restringe. Fenomeno noto a tutti gli studiosi o appassionati di fluidodinamica.


Le correnti, d’altronde si comportano in modo simile al vento, e per questo l’influenza dei venti sulle correnti nei paraggi abruzzesi è maggiore di quella delle correnti generali.

              
Figura 15: le correnti si comportano in modo simile al vento. Dove incontrano un ostacolo (un pennello o una scogliera) creano accumulo sovra flutto (fig. 1) ed erosione sottoflutto (fig. 2).Immagine Gliksmann.




Anche i nostri pescatori che si spingono per il loro lavoro con i pescherecci al largo della costa abruzzese ci confermano che le correnti generali adriatiche sul versante abruzzese sono sempre discendenti (in dialetto dicono che vanno “pi li gnò”) e che non sono molto forti: sono dell’ordine di  0,5 nodi (MN/h).                       
Quindi hanno poca forza erosiva.                                                                                         
Tranne che quando ad esse si sovrappongono, o le contrastano, le correnti superficiali generate dai venti.
Nel qual caso i valori della velocità cambiano e cambiano anche le direzioni e i valori della conseguente forza erosiva del moto ondoso.
Si può quindi affermare che le correnti generali adriatiche del versante italiano hanno un basso impatto sulla erosione costiera.


Dal libro dello stesso TCI dedicato all’Abruzzo e Molise, nel paragrafo che riguarda la natura della costa, troviamo descritto:


Le varie sporgenze costiere (promontori e cuspidi deltizie) rap­presentano come altrettanti capisaldi per la evoluzione morfolo­gica degli interposti archi di spiaggia, e delimitano delle larghe insenature, appena accennate, le quali ben poco contribuiscono ad accrescere il valore di questo litorale importuoso. Alle neces­sità della navigazione si oppone non soltanto la mancanza di incavi nella costa, ma anche la natura dei fiumi, i quali non offrono, sulle loro bocche, condizioni adatte alla sistemazione di porti-canale. Perciò mentre la spiaggia adriatica a N di Ancona dispone di sette porti su altrettante foci fluviali armate, la costa a S del Cónero invece ha un unico porto-canale: Pescara.


Figura 16: la costa dell’Abruzzo e del Molise_google earth 2013

Poiché domina il moto ondoso da SE, i materiali incoerenti (sabbia, ghia­ietta, ciottoli) rivelano la tendenza a trasmigrare lungo la spiaggia nella medesima direzione. I due moli paralleli del porto-canale di Pescara, co­struiti nel 1911, funzionano pertanto come un diaframma di cattura, e quindi mentre la spiaggia a S del porto è in fase d'espansione, quella immediatamente a N accusa sensibili erosioni. Conseguenze analoghe potrà avere il pennello di Marina San Vito. Questo fenomeno è comune a tutto il litorale marchigiano e abruzzese, ed e responsabile della varia natura e della differente evoluzione delle singole spiagge. Ciascuna sezione del li­torale dipende soprattutto dagli apporti alluvionali del fiume che sbocca immediatamente a SE (il Sangro nel lavoro di De Marinis, ndr.) sia per quanto riguarda l'entità del ripascimento, sia per quanto riguarda la natura dei materiali che la compongono. La medesima traversia da SE, in condizioni di ondazione normale tende a ributtare anche le foci dei fiumi da S a N, a zappare l'ala destra dei singoli delta, e ad allungarne sproporzionatamente l'ala sinistra. Ne risultano, in tal modo, apparati deltizi asimmetrici: molto caratteristico a questo pro­posito é il delta del Tronto.”
Figura 16/bis: foce del fiume Tronto, nel 2013. Era già delineato l’accumulo sul versante sud del fiume, dove si è poi allargata la cittadine di Martinsicuro e del nuovo porto.



La dinamica degli accumuli creati dalle correnti  alla foce del Tronto è uguale d'altronde a quello del porto-canale di Pescara nel dopoguerra (1950):

Figura 17: foce del Pescara: il porto negli anni ’50. L’accumulo a sud creato dai due pennelli in quasi 40 anni di vita del porto-canale era già evidente subito dopo la II guerra mondiale.


Le correnti costiere mosse invece dai venti e dal conseguente moto ondoso influenzano moltissimo l’erosione o l’accumulo di sabbia sulle spiagge.                                    
Si vedano le immagini seguenti di due tratti di spiaggia protetti da pennelli nel primo caso e da scogliere emerse, nel secondo caso:


Figura 18: i pennelli in massi di cava impermeabili realizzati negli anni '60 sulla costa nord di Pescara. Le correnti locali di levante creavano accumulo sovraflutto ed erosione sottoflutto. Negli anni ’70 furono sostituiti da scogliere emerse impermeabili.
Figura 19: le scogliere emerse impermeabili in massi di cava realizzate sulle stesso tratto di spiaggia (un po’ più a nord). E’ evidente nella foto come le due scogliere emerse impermeabili creano accumulo di sabbia sottoflutto (interrimento) ma creano anche erosione sui due tratti di spiaggia all’inizio e alla fine della loro disposizione, oltre che sovra flutto alle scogliere stesse.



Lo schema di quegli effetti è insomma questo seguente:



Figura 20: la cicloide di un moto ondoso quando si abbatte sulla costa.
Figura 21: schema degli accumuli creati da una scogliera frangiflutti impermeabile in massi di cava.


Figura 22: sezione del moto ondoso contro una scogliera emersa impermeabile: dove c’era erosione sulla vecchia linea di battigia la scogliera crea interrimenti


Figura 23: schema dei vortici e degli accumuli sovra flutto ed erosioni sotto flutto  creati da un pennello impermeabile in massi di cava

Figura 24: porto di Pescara nel 2000 (non era stato ancora realizzato il braccio di levante). Era stata costruita da 13 anni (1997) la diga, che non è altro che una grandissima scogliera frangiflutti,  che già creava un accumulo enorme sottoflutto, fenomeno accentuato dal apporto di sedimenti del fiume. L’insieme è una commistione di pennelli e scogliere. L’imboccatura del Marina di Pescara è stato sommerso di accumuli sia per l’effetto di grande pennello che costituisce tutto l’insieme del porto, sia per l’effetto di accumulo dell’antemurale stesso del Marina; sia per l’accumulo creato dalla diga: praticamente la somma di tutti e tre gli effetti di accumulo. E infatti l’imboccatura del Marina sarà costantemente interrìta fino a quando non sarà modificata. A nord del porto, le scogliere frangiflutti impermeabili creavano accumuli dove negli anni ’70 c’era quell’erosione creata sottoflutto dai forti moti ondosi da levante. I quali invece creavano accumulo sovra flutto, davanti al Marina. Nel lavoro precedente "Correnti, venti costieri, interrimenti" sostenevamo la tesi che nei pennelli impermeabili l'accumulo avviene  sotto flutto ad essi ed erosione sovraflutto: invece , dopo ulteriori approfondimenti con il geologo Luca Mennella e Paolo Serafini, abbiamo verificato che l'accumulo avviene sovraflutto, come precedentemente spiegato. Le scogliere impermeabili, orizzontali alla costa, producono interrimenti (o accumulo, o secca) sotto flutto. E questo coincide con il lavoro di De Marinis "la Costa pescarese da Francavilla a Montesilvano". Però per quanto riguarda specificamente il porto di Pescara, quello studio rimane valido per tutte le altre parti: è la diga foranea che ha causato la fine del porto di Pescara.
Figura 24-bis: come la diga foranea creerà interrimenti nel nuovo Piano Regolatore Portuale  nel porto di Pescara. Per questo motivo lo abbiamo fortemente "osservato" in fase di VAS: la direzione della VAS però ha emanato un giudizio di via libera ("politico") ma allegandovi una relazione tecnica del Genio Civile di Pescara che esprime un parere negativo sul suo assetto idraulico. Le solite "faccende italiane" !!!


In annate come questa in cui si è avuta la prevalenza di mareggiate da levante si registra un maggior arretramento della linea di costa. Le mareggiate da levante sono più pericolose essendo formate da onde lunghe e alte che vengono dal centro dell’Adriatico, dove si sono inizialmente formate; e che, proseguendo la loro corsa verso la costa, si sovrappongono e accrescono la loro forza erosiva.
Dalla osservazione delle stesse fig. 6, 7 e 8 del tratto di spiaggia di Silvi si può notare che quelle antiche formazioni di scogli davanti alla costa hanno pur tuttavia creato una discreta protezione della stessa, come se fossero delle scogliere soffolte.                              
D’altra parte il principale problema che si va a generare con la posa di pennelli impermeabili in massi di cava è l’accentuazione dell’erosione o dell’accumulo, sottoflutto o sovraflutto a parti inverse a seconda del moto ondoso,  e quindi in modo scompensato.

Inoltre è dimostrata da tempo e, casomai ve ne fosse ancora bisogno, dalle ultime mareggiate invernali l’inefficacia dei pennelli a proteggere l’arenile dalle mareggiate da levante o da greco-tramontana che arrivano quasi verticali alle spiagge dei nostri paraggi e che sono state quelle che questo scorso inverno hanno eroso di più.
A questo scopo, si è visto che solo le scogliere emerse proteggono efficacemente le spiagge. Ma, abbiamo detto, sono molto costose per le casse vuote (adesso) della Regione o dello Stato e tuttavia dal punto di vista esclusivamente ambientale sulla costa si è verificato che creano scompensi all’inizio e alla fine della disposizione delle stesse, oltre che danni sulle montagne.
Per cui dovrebbero essere messe su tutti i tratti di costa ancora scoperti e in particolare nell’esempio citato della costa di Silvi e Pineto nel tratto di circa 17 km che va dal fiume Saline al fiume Vomano attualmente “scoperto”.

Le correnti costiere abruzzesi sono quelle che si desumono dal grafico elaborato della B.O.N. (Boa Ondametrica Nazionale di Ortona) che ha registrato il clima ondoso di venti anni (1992-
2011):

Figura 25: moto ondoso prevalente secondo la BON di Ortona dal 1992 al 2011


Da cui si evince che le correnti prevalenti sono quelle del I° quadrante, N-NE, e quelle del II° quadrante, E.

Quando le correnti locali, generate dai venti e dal moto ondoso, provengono da Est, sia da NE greco-tramontana (come quella di quest’anno) che da ESE, greco-levante, come in altri anni, essendo verticali alla spiaggia sono particolarmente erosive.
Quando invece le correnti locali provengono più obliquamente alla spiaggia, da Nord-tramontana, come nel 2012-13, o da Sud-scirocco sono meno erosive.

Naturalmente anche il riscaldamento globale ha una sua incidenza sull’innalzamento del livello medio del mare per lo scioglimento dei ghiacci e contribuisce a dare forza al fenomeno dell’erosione.                                                           
Però in Adriatico l’innalzamento è molto attenuato essendo per lo più un mare chiuso estraneo alle  grosse differenze che si rilevano nei mari più aperti (Tirreno, canale di Sicilia, mar di Spagna e soprattutto Atlantico, Baltico, etc…).

Le strutture artificiali, di qualunque tipologia fin qui poste a protezione delle spiagge in Italia, pennelli o scogliere impermeabili con massi di montagna, le hanno sì protette, soprattutto le seconde, ma abbiamo verificato che lo fanno in modo  scompensato:

  • i pennelli, proprio perchè impermeabili creano accumulo su di un lato solo;
  • le scogliere, sempre perché impermeabili, creano accumulo sotto flutto ma creano anche erosione a monte e a valle delle stesse;
Figura 26: le file di scogliere impermeabili disposte davanti alla costa nord pescarese negli anni ’70, dopo l’esperienza negativa fatta con i pennelli verticali impermeabili di massi di cava.


Figura 27: un intervento simile sulla spiaggia laziale di Sabaudia (imm. Repubblica.it)
Le file di scogliere che all'inizio furono poste solo davanti al primo tratto a nord del porto di Pescara, successivamente fu necessario porle anche fino ai tratti più a nord verso Montesilvano, perché creavano accumulo (o interrimenti) davanti alle spiagge di Pescara-centro ma creavano erosione nei tratti a nord  della loro disposizione (a sud, c'è il porto di Pescara).


Alla fine fu necessario metterle fino al fiume Saline.
Abbiamo valutato da tempo le opere generalmente usate a difesa delle coste, in Italia, fatte con scogliere impermeabili orizzontali alla costa (emerse o soffolte) o verticali (pennelli).
E abbiamo constatato che queste non funzionano in maniera ottimale in quanto ognuna di esse crea scompensi; nello specifico:

  • i PENNELLI creano erosione sottoflutto ed accumulo sovra flutto (v. fig. 26); inoltre NON essendo PERMEABILI, riflettono gran parte dell’energia del moto ondoso, la quale durante mareggiate particolarmente intense crea fenomeni di intensa erosione in ambo i lati della struttura e forti rip currents che trasportano sedimenti verso il largo.

  • LE SCOGLIERE IMPERMEABILI ORIZZONTALI (soffolte o emerse) creano sì accumulo sottoflutto e permettono alla spiaggia di crescere (v. fig. 21), ma creano anche erosione all’inizio e alla fine della loro disposizione, in genere orizzontale alla costa.              
Per cui bisognerebbe che tutta la costa italiana fosse protetta dalle scogliere impermeabili (ma ci siamo abbastanza vicini).




4. Tipologie di intervento già attuate ed effetti

Il Comune di Silvi registra  problemi di erosione costiera da circa 10/15 anni, con un notevole aumento del problema negli ultimissimi anni.
Tale accelerazione del problema è dato da una concomitanza di fattori climatici e “umani” divenuti ormai irreversibili e quindi di carattere urgente e fondamentale  per la salvaguardia del capitale turistico / ambientale ed immobiliare del paese.
Tra le cause principali del fenomeno vi  è senza dubbio il massiccio intervento fatto a Pescara/Montesilvano a protezione del proprio arenile sin dagli anni 70 che ha visto la “eliminazione“ dei pennelli e  l’impiego consistente di scogliere frangiflutti impermeabili fatti da  massi di cava disposte fino al fiume Saline, lasciando di conseguenza il tratto di costa silvarolo  scoperto da protezioni e quindi soggette all’erosione indotta  dalla presenza delle protezioni rigide ed impermeabili a confine.


Figura 28: veduta del tratto di spiaggia tra il porto di Pescara e il fiume Saline a Montesilvano, completamente oramai protetto da scogliere emerse impermeabili. Pur tuttavia, la loro presenza a protezione della costa non impedisce che il mare modifichi a suo piacimento le lineee di battigia retrostanti che avanzano e arretrano in modo difforme dalla disposizione delle scogliere, anche se in modo meno marcato che nel caso che queste non ci fossero. Questo significa che infine il moto ondoso del mare, anche con questo metodo, è difficilmente arrestabile.



Le opere realizzate a Silvi nel 2000 per contenere il mare, oramai arrivato dentro il confinante e ingombrante  Residence Green Marine nella zona centrale, furono un sistema di pennelli /scogliere soffolte dimostratosi, ormai con colpevole costanza,  insufficiente alla salvaguardarla del tratto interessato all’erosione e vistosamente  inadeguato e dannoso per la  costa confinante a  Nord con essa, che a sua  volta si è vista sconvolta dalle correnti generate da installazioni rigide.


Figura 29: veduta della costa a nord del fiume Saline nel territorio di Città S.Angelo (fino al torrente Piomba, il cui percorso è segnato con la linea verde) e Silvi. La mancanza di una uguale protezione della costa con scogliere emerse impermeabili, come nel tratto a sud di Montesilvano e Pescara, ha provocato l’accentuazione del fenomeno erosivo degli ultimi anni.


La Regione, sollecitata dall’Amministrazione Comunale, ha provveduto a redigere un progetto di salvaguardia per il tratto a sud di Silvi, come si vede nell’immagine sottostante:

Figura 30: sovrapposizione all’immagine google earth del progetto della Regione del 2015 per salvaguardare la parte sud di Silvi, confinante con Città S.Angelo, in pratica dal fiume Saline al centro di Silvi (oltre il torrente Piomba).

In particolare, il progetto che sopra abbiamo visto inserito sul tratto di spiaggia interessato, è visibile nei particolari nel disegno del progetto originale della Regione:


Figura 31: il progetto della Regione per la spiaggia di Silvi e Città S.Angelo, costituito da 6 pennelli impermeabili in massi di cava verticali alla costa e da 9 scogliere soffolte in massi di cava orizzontali alla costa (in grassetto nel disegno).



Questa soluzione non è altro che la ripetizione del progetto pilota R.I.C.A.M.A., fatto sul litorale sud di Pescara che, pur essendo costato inizialmente 30 milioni di euro,  purtroppo ogni anno ha bisogno di ripascimenti di sabbia onerosi, essendosi dimostrato inadatto a salvaguardare completamente il litorale, soprattutto nel tratto più a sud di esso:


Figura 32: la spiaggia a sud del porto di Pescara nel giugno 2003 (era iniziata da due anni la costruzione della darsena e del braccio di levante del porto di Pescara) e il progetto RICAMA non era stato ancora realizzato. Sono visibili diversi tratti in forte erosione vicino al porto, ma a sud sostanzialmente la spiaggia era abbastanza protetta dalle scogliere emerse che arrivano fino al territorio di Francavilla al Mare.


La spiaggia a sud del porto di Pescara nel 2003, anno dell’immagine google earth di sopra, era protetta in modo frammentato fino al Villaggio Alcione, dove cominciano le scogliere emerse poste a protezione del litorale di Francavilla al Mare.
In essa si vede chiaramente che la parte meglio protetta è quella con le scogliere emerse che però al giorno d’oggi non si possono più ripetere sia perché hanno un notevole costo sia perchè hanno un impatto ambientale notevole sulle montagne e sulla costa:


Figura 33: lo stesso tratto di spiaggia nel 2013, quando era stato completato il porto di Pescara (da 8 anni, nel 2005) ed era stato realizzato il progetto RICAMA. Naturalmente anche l'insieme del porto di Pescara ha influito a modificare le correnti e le relative erosioni dato che non è altro, nell’insieme, che un grosso pennello impermeabile verticale.



Il primo tratto di spiaggia vicino al porto si è riformato dopo l’attuazione del progetto RICAMA, intrappolato com'è fra pennelli e scogliere. Naturalmente ha influito anche la presenza del porto di Pescara, nel suo insieme, completato nel 2005.
Però si è verificata una erosione sulla spiaggia più a sud che anche nel 2015, come ogni anno, ha avuto bisogno di nuovi ripascimenti di sabbia.

Ciononostante, la Regione Abruzzo, nella seconda riproposizione dell’intervento di salvaguardia della costa di Silvi, dopo la bocciatura dei pennelli a T e quindi  di una vera e propria sepoltura dell’arenile con massi, vuole ricorrere ancora sventuratamente  all’utilizzo di pennelli impermeabili di massi e scogliere soffolte, scelta ormai rivelatasi improduttiva, inefficace e destinata a sconvolgere il tratto ancora intatto dell’ arenile silvarolo, che subirebbe le correnti erosive come attualmente avviene nella zona Circolo Nautico/ Villaggio del Fanciullo.

Affinché si possa intervenire in maniera appropriata e definitiva contro questa piaga che affligge molte coste italiane ed evitare il peggioramento e l’inevitabile declassamento della spiaggia di Silvi, è fondamentale rivedere il progetto presentato dalla Regione/Opere Marittime e fornire una difesa della costa che in primis non sia una sentenza definitiva per la parte ancora sana e che abbia le caratteristiche idonee per favorire la sedimentazione di nuovo arenile come dovrebbe fare un progetto davvero efficace.


Figura 34: ultimo lembo di sabbia a confine con il Camping Lake Placid che rischia di essere assorbito dal mare a Silvi Marina a seguito delle barriere poste in zona del torrente Piomba.

Figura 35: la spiaggia a sud di Roseto protetta con barriere  soffolte e pennelli, completamente erosa.

Il principale riflesso di questo ragionamento è che senza un piano programmatico di intervento per la difesa della costa, e con soluzioni tampone o limitate che si riflettono negativamente sulle spiagge confinanti, gli interventi saranno sempre dei fallimenti ed alla soluzione di un problema inevitabilmente se ne ripresenta un altro. Come possiamo esplicitamente constatare ancora  sulla stampa di questi ultimi mesi:


Figura 36: l’articolo di stampa in cui si denuncia il riflesso erosivo sulle spiagge di Alba Adriatica dell’intervento fatto in precedenza sulla confinante spiaggia di Martinsicuro



La piantina dei nuovi interventi previsti a Silvi dalla Regione Abruzzo mostra in maniera inequivocabile la discontinuità dell’ampiezza dell’arenile già sottoposto a protezione:



Figura 37: il progetto della Regione del 2015 per la salvaguardia della spiaggia a nord del fiume Saline fino al centro di Silvi.


Le linee marcate più scure in acqua sono le scogliere soffolte esistenti.               
Resta del tutto inesistente l’arenile del tratto che dalla foce del torrente Piomba arriva al complesso Green Marine: scorrendo ancora la sagoma della costa si nota come appena al di fuori dalle scogliere soffolte in direzione Nord,  la spiaggia si riduca fino a scomparire nella zona oltre il Circolo Nautico per effetto delle barriere e dei pennelli di roccia che scaricano le correnti marine con maggior forza sulla parte scoperta della spiaggia vicina, con conseguente perdita di superficie ed estensione del problema erosivo.

Come notato da alcuni esperti che hanno collaborato nella stesura di questo documento, la soluzione proposta a Silvi è accostabile al progetto pilota R.I.C.A.M.A., fatto sul litorale sud di Pescara, costato inizialmente 30 milioni di euro, che purtroppo ogni anno ha bisogno di ripascimenti di sabbia onerosi, essendosi dimostrato inadatto a salvaguardare completamente il litorale.

Anche quest’anno oltre 1 milione di euro serviranno per ripascere la spiaggia RICAMA … come si evince dall’ultima notizia di intervento ripresa dal quotidiano on-line regionale Primadanoi.it: 


D’altronde la stessa Legambiente in uno studio del mese di maggio 2015 rileva che la maggior  parte delle coste italiane soffre di erosione, e fra le più esposte è l’Abruzzo, nonostante gli interventi massicci di posa in opera di difese di spiaggia, purtroppo NON RISOLUTIVI.






5. L’alternativa alle barriere impermeabili

Abbiamo quindi un responsabile, una chiara e lunga  serie di indizi e quindi ormai delle prove che ci confermano che con barriere rigide ed impermeabili il mare non si ferma, restituisce con una mano e prende con l’altra.

Quindi il risultato di quegli interventi è prossimo allo zero… anzi è da un punto di vista ambientale e sociale è pesantissimo e va abbandonato (del resto la rigidità e l’impermeabilità sono atteggiamenti che non solo in mare non funzionano ma anche nella vita delle persone).

Se invece, come descritto nello studio degli ingg. Marconi, Matteotti e De Santis, (si veda lo studio http://portodipescara.blogspot.it/2012/02/difese-di-spiaggia.html ) le scogliere fossero state sostituite da PALIFICATE PERMEABILI, queste avrebbero protetto la spiaggia mantenendone inalterata la linea di battigia e non avrebbero creato erosione all’inizio e alla fine della loro disposizione:


Figura 38: effetti sulla linea di battigia delle scogliere impermeabili emerse (prove in vasca dello studio ingg. Marconi, Matteotti, De Santis fatte presso il Dipartimento di fluidodinamica dell’Università di Padova). Le scogliere creano accumulo sottoflutto ma creano erosione all’inizio e alla fine della loro disposizione orizzontale alla costa.

Figura 39: le PALIFICATE PERMEABILI mantengono inalterata la linea di battigia preservandola dall'erosione (ed anche da un eccessivo accumulo) ma non creano erosione allo inizio e alla fine della loro disposizione orizzontale alla costa.

Figura 40: schema di una palificata semipermeabile


Da anni cerchiamo, inutilmente, di far comprendere all’Amministrazione che le SCOGLIERE potrebbero non creare il fenomeno dell’erosione a monte e a valle delle stesse se fossero fatte con PALIFICATE PERMEABILI, salvaguardano la spiaggia retrostante, ma senza creare un grosso accumulo che poi si ripercuote alla fine e all'inizio della loro disposizione orizzontale alla costa.
                                                                                             
La tecnica degli ultimi anni offre una serie di barriere antierosive permeabili o filtranti che non resistono rigidamente alle spinte delle correnti ma ne rallentano la marcia, la corsa e quindi favoriscono il rilascio dei sedimenti trasportati.                                  

Esistono studi di barriere soffolte fatte a griglia, altre con tubi, micropali paralleli alla costa, le barriere W-Mesh presentate anche a Silvi in un convegno…tutte degne di attenzione.

Ma noi preferiamo un sistema diffuso in Olanda da un secolo: il paalscheerm. 
Cioè le file permeabili di pali.

L’Olanda è conosciuta come “Paesi Bassi” per la sua configurazione morfologica che è al di sotto del livello del mare. 
La secolare lotta di questo popolo col mare è risaputa e crediamo possa offrire degli utili suggerimenti anche a noi .
Dalle ricerche effettuate e da alcuni contatti intrapresi con l’ambasciata olandese a Roma abbiamo estrapolato degli esempi di sistemi antierosione e di difesa della costa che hanno prodotto risultati più che soddisfacenti in Olanda da un secolo.
La tecnica olandese è molto semplice ed il principio alla base di essa è “fisicamente” molto semplice.
In sintesi gli olandesi non bloccano la corrente marina con dei pennelli impermeabili ma la rallentano adottando un sistema fatto con FILE DI PENNELLI PERMEABILI, COSTITUITI DA PALI  che  risultano più efficaci:


Figura 41: una fila doppia di pali costituisce un pennello permeabile che rallenta la corrente (o il moto ondoso) e lascia passare dolcemente la corrente permettendo alla sabbia trasportata da essa di depositarsi e quindi creare un ripascimento naturale.


Figura 42: vista della spiaggia di Domburg-Olanda (immagine internet) protetta da file permeabili di pali.



Figura 43: un pennello impermeabile, Krib, crea vortici e quindi accumuli ed erosioni. Un pennello permeabile Paalhoofd, invece, rallenta la velocità della corrente, e quindi la sua forza erosiva, e permette alla sabbia di depositarsi prima e dopo il pennello, o la fila di pennelli, in modo simmetrico.

Figura 44: schema del diverso funzionamento degli accumuli di sabbia in un pennello impermeabile e in un pennello permeabile



Il motivo è che i pali semipermeabili hanno l’effetto principale di SMORZARE LA FORZA EROSIVA DEL MOTO ONDOSO e inoltre favoriscono il DEPOSITO DELLA SABBIA , sia  sovra flutto  che sottoflutto,  e senza creare scompensi all’inizio e alla fine della disposizione delle file stesse, come invece fanno le scogliere.
Guardando le immagini estrapolate da  google earth della  spiaggia di  Domburg in Olanda, è evidente il deposito di nuova sabbia, di colore più scuro, davanti alla vecchia di colore più chiaro, dopo la posa delle file di pali (paalscheerm):

Figura 45:  file di pali (paalscherm) in doppia fila a Domburg-Olanda (immagine da Google earth)


Figura 46fila doppia di pali in situazione di bassa marea in Olanda.
                                                                                       NB: l'escursione di marea che in Adriatico è al massimo di mezzo metro (0,50 mt) in Olanda invece è di alcuni metri. Per cui l’effetto ottico dei pali che fuoriescono dal livello del mare in bassa marea sulle nostre spiagge sarebbe molto meno invasivo.



Le file di pali “all’olandese” possono rappresentare una valida alternativa ai pennelli impermeabili in massi di cava, in quanto, considerando il regime medio di correnti e le esigenze turistiche delle spiagge italiane e di Silvi (e Pineto), esse risultano avere i seguenti vantaggi:
1.     Possono essere inseriti in un progetto che coinvolga anche l’Area Marina Protetta del Cerrano.
2.     Sono altamente permeabili. Ciò implica che non si vengono a creare intense correnti nei pressi delle strutture. Creano un accumulo omogeneo di sedimenti in ambo i lati e senza scompensi sovra flutto o sottoflutto.

Inoltre con la fila di pali si ha: 


3.     La qualità dell’acqua è migliore rispetto alle strutture impermeabili in roccia di cava, in quanto meno stagnante.
4.     Costo minore (aggiungendo qualcosa ai soldi stanziati dalla Regione nell’occasione si potrebbe salvaguardare tutta la costa dal Saline al Vomano: quella di Silvi, Pineto, Città S. Angerlo, e non solo quella di Silvi e CSA).
5.     Facile realizzazione della messa in opera o rimozione.
6.     Minore impatto ambientale anche sulle montagne.

Di conseguenza ne risulta che, complessivamente, l’operazione “pali olandesi” è molto vantaggiosa rispetto a quella con pennelli o scogliere impermeabili del progetto RICAMA, che oltretutto sono costruite scavando rocce dalle nostre montagne, che poi restano per sempre “rosicchiate”.
E quindi creano un danno ambientale in quei luoghi dove vengono scavate quelle rocce.
In Abruzzo ci sono circa novecento cave che per legge dovrebbero essere ripristinate ma non ancora sono state messe a norma.                                          Secondo quanto denunciato da Maurizio Acerbo, consigliere regionale e comunale e sensibile ambientalista storico dell’Amministrazione, ci sono 596 cave attive, 99 nuove da fare e un numero imprecisato e non censito ma molto alto di cave dismesse, che dovrebbero essere messe a norma secondo le leggi vigenti: http://www.maurizioacerbo.it/blogs/?p=1727


6. Tipologia di intervento consigliata
Abbiamo quindi provato a fare alcuni studi propedeutici a questo fine, partendo dal moto ondoso prevalente, e quindi delle correnti, sulla costa abruzzese rilevato dalla BON (Boa Ondametrica Nazionale) di Ortona dell’Ispra/Idromare (le BON sono 15 in Italia) e di cui alleghiamo alcune immagini:


Figura 47: grafico del moto ondoso della boa ondametrica di Ortona (CH) una delle B.O.N. (Boe Ondametriche Nazionali) di Idromare (Min. Ambiente), che raffigura i dati di venti anni della altezza delle onde (in alto sulla barra strumenti), della frequenza (indicata dalla ampiezza del colore), oltre che della direzione da cui provengono.



  


In alto sono indicati i colori di riferimento dell’altezza delle onde. Dove i colori indicano la forza del moto ondoso (h. delle onde) a crescere dal colore celeste, al turchese, al verde, al giallo, al rosso che è il max. E l’ampiezza del colore indica la frequenza durante venti anni (dal 1992 al 2011). Entrambi i parametri indicano la direzione da cui viene il moto ondoso, sempre statisticamente in venti anni.


Figura 48: i due moti ondosi prevalenti nei paraggi abruzzesi: quello da Nord ( da 330° a 35-40°) e quello da Est ( da 60° a 105°).




Dall’esame di questo grafico riteniamo che i pali vadano messi nella direzione da dove vengono le calme più frequenti che in Abruzzo corrisponde al Nord-Est, greco, 45°.

Perché i due moti ondosi dominanti sono quelli del 1° quadrante e quelli del 2° quadrante. Cioè a Nord, da 330° a 35° e a Est, da 60° a 105°.

Di conseguenza, come per i pennelli in cava di roccia, le file di pali di legno, andrebbero posizionati normali alla linea di costa.


Figura 49: prima bozza di posa di "pali olandesi" in quel di Cerrano


Figura 50: Area Marina Protetta del Cerrano, davanti alla Torre (che si trova nel riquadro giallo).

Una a fila di pali lunga 200 metri arriverebbe all’incirca alla fine del 1° “scagno” (secca) del fondale sabbioso:


Figura 51: bozza di progetto di salvaguardia della spiaggia con doppia fila di pali.


Figura 52: disegno di prova su una base immagine google earth


A tale scopo abbiamo anche fatto una valutazione della cicloide del moto ondoso 
con mare 6:   

  
Figura 53: bozza della cicloide con moto ondoso di mare 6. La fila di pali va dalla vecchia linea di battigia fino alla seconda secca (quasi). I pali fuoriescono dal livello del mare nella linea mediana fra la minima di bassa marea e la massima di marea. L'ultimo palo fuoriesce dall'acqua di più in quanto deve segnalare la presenza dei pali e vi deve essere installato  un ripetitore radar, ai fini della sicurezza della navigazione. 
                                                     



Tuttavia, al fine di una corretta progettazione, dovendo effettuare un’adeguato proporzionamento delle file di pali di legno, come nel caso delle applicazioni in Olanda e uno sporadico (ma ben riuscito, anche se diverso e costoso)  caso in Emilia Romagna, abbiamo chiesto ulteriori informazioni all’ambasciata olandese, la quale ci ha dimostrato la sua massima disponibilità rispondendo ai sottostanti quesiti:

1.     A quale distanza fra loro devono essere i pali ?:                                                                
R:  I pali di quercia hanno un’altezza di 4,50 m. e un diametro tra i 24 e 28 cm. I pali si trovano più o meno a distanza di 50-60 cm (o,50 mt) uno dall’altro, dipendente dallo spessore dei pali. Ogni fila di pali di quercia (Paalhoofd) ha una lunghezza di 175 m. La distanza fra i ‘Paalhoofden’ è più o meno 200 metri.
2.     le file devono conformarsi con la linea di costa, all’inizio e alla fine ?;                        
R: sì
3.     quanto deve emergere il palo dal livello del mare ?; deve essere fila doppia o singola ?:                                                                                                                                  
R:  I pali si trovano per la maggior parte dalla linea di alta marea fino alla linea di bassa marea. L’ultimo palo è un palo più alto. In questo modo è ancora possibile di vederlo quando c’è acqua alta. L’ultimo palo è provvisto di un ‘riflettore radar’ per le navi.                                                           
      Dipendente dalla situazione: ci sono ‘Paalhoofden’ in una fila singola o in una fila doppia. Questo dipende da come la costa viene ‘attaccata’ dal mare.                                   I ‘Paalhoofden’ datano dall’inizio del secolo scorso fino agli anni 50 e in questo momento si fa solamente la manutenzione di questi pali. Quindi in questo momento non vengono più costruiti dei pali nuovi. A volte però è necessario inserire un palo nuovo.
                                         

Le risposte ci sono state date dall’incaricato tecnico dell’ambasciata dott. van Dalsen:


Figura 54: la mail scambiata con l’ambasciata_pag. 1


Figura 55: la stessa mail, pag. 2






Figura 56: la stessa mail, pag. 3



Da queste indicazioni abbiamo elaborato un progetto per la costa di Silvi e Pineto.
Il progetto prevede, come prima opzione, la salvaguardia di tutta la costa dal Vomano al Saline (di 17 km); o di quella dalla Torre di Cerrano-Pineto al fiume Saline (di 8 km come quella di Domburg, in quanto, secondo le indicazioni ricevute dall’ambasciata olandese e secondo le analisi fatte con google earth, l’intervento deve andare da promontorio a promontorio di costa).       
                                                                                      
Il progetto si potrebbe ridurre alla sola spiaggia di Silvi e Città S.Angelo di 3 km che è la metà di quella tra Silvi e la Torre di Cerrano sopra considerata, e si potrebbe realizzare con quasi la metà della cifra resa disponibile dalla Regione. 
Ma non crediamo che sia la soluzione migliore delle tre.

Siamo partiti da una precedente proposta di sistemazione della foce del Saline (http://chieti-pescara.blogspot.it/2014/09/la-foce-del-saline.html ), che prevede un approdo-canale con un molo nord (o una scogliera, come nel progetto tipo RICAMA della Regione per la costa di Silvi) che si ottiene allungando la scogliera esistente a nord della foce stessa, e che sarebbe a nostro parere una soluzione molto migliore del progetto di porticciolo-isola oggi in discussione e previsto davanti alla foce del fiume Saline per rispondere all’esigenza di molti diportisti già colà insediati.
Ammesso e non concesso però che si possa fare (la nostra era solo un’ipotesi di lavoro) in quanto in quell’occasione, 2013, venimmo a conoscenza della presenza alla foce del Saline di un’Oasi di Protezione della Fauna, come stabilito da una legge della Provincia di Pescara, la n° 157 del 1992, e come comunicatoci in seguito da Augusto De Sanctis, allora responsabile acque del WWF e adesso dell’Associazione ambientalista H2O.

Il molo nord (o la scogliera come prevista dalla Regione nel futuro intervento a Silvi), essendo allungata fino quasi all’altezza delle scogliere soffolte davanti alla spiaggia di Città S. Angelo, impedirebbe ai liquami del fiume Saline di inquinare le spiagge a nord, di Città S.Angelo e di Silvi, soprattutto nel periodo estivo quando è più frequente il vento di scirocco, venendo deviata verso il largo quando la presenza di bagnanti sulla spiaggia è massima.

E quindi evitando adesso che le acque inquinate del Saline (fino a quando non sarà messo a norma il depuratore consortile dei tre comuni di Montesilvano, Silvi e Città S. Angelo) vadano sulle spiagge; ed evitando in futuro che, comunque, quelle acque siano dolci (anche se pulite, si spera, in futuro) piuttosto che salate come è giusto che sia l’acqua di balneazione di una spiaggia:


Figura 57: l’ipotesi di approdo-canale alla foce del Saline: http://chieti-pescara.blogspot.it/2014/09/la-foce-del-saline.html



Figura 58: nel moto ondoso estivo sono  sempre prevalenti i venti da nord. Ma nei mesi di Luglio-Agosto si fa sentire maggiormente il vento di scirocco; o del greco-levante, sotto forma di brezze leggere verticali alla costa.



Naturalmente, anche d’estate i venti di maestrale e tramontana sono prevalenti, ma quelli di scirocco sono quelli che nel mese di luglio e la prima parte di agosto, quando le spiagge sono piene di bagnanti, si fanno sentire di più:



Figura 59:  bozza finale del progetto di salvaguardia della costa dal Saline alla Torre di Cerrano (8 km come a Domburg in Olanda), situata fra le due sporgenze naturali della costa.



In questo progetto di salvaguardia della costa dal Saline alla Torre di Cerrano, di 8 km come quella di Domburg in Olanda (la costa presa ad esempio), vengono inserite 41 file di pali a distanza di 200 metri una dall’altra (per una lunghezza a mare cadauna di 200 mt).                                                                                                               
Se le file fossero doppie, come previste nel caso che sia necessario per la eccessiva forza delle correnti erosive, le file di pali necessarie sarebbero 82.                                          
Ogni fila di pali prevede n° 330/400 pali (se a 0,50 o 0,60 cm uno dall’altro: dipende dal diametro del palo il numero complessivo di essi).                                                                                                                

Se però si volesse proteggere solo la costa di Silvi e Città S.Angelo il progetto si potrebbe ridurre di circa la metà, essendo quel tratto di costa lungo circa 3 km.

Calcolando comunque 400 pali per ogni fila,  i pali in totale dovranno essere 16.400, se sarà presa in considerazione la fila singola (i pali crediamo che potrebbero essere anche in cemento armato come nelle palificate dello studio degli ingg. Marconi, Matteotti, De Santis).
Bisognerebbe fare un'analisi dei costi delle due versioni: compito che lasciamo all'Amministrazione.
                                                                         
Se le file di pali dovessero essere doppie i pali necessari sarebbero 32.800.  
La ditta da noi contattata (Colza Legnami) ci ha fornito un preventivo per pali di acacia (il legno usato nei vecchi trabocchi di Pescara e della costa chietina attualmente Parco Marino) di 50 euro cadauno compresa iva.    
Per cui il costo dei pali sarebbe di Euro 1.640.000.

Se i pali fossero in legno di larice (quello usato anticamente a Venezia) costerebbero un 10% in meno.

Una ditta locale contattata per la posa in opera dei pali ci ha fornito un preventivo approssimato (salvo verifiche definitive) di Euro 1.500.000 (un milione e mezzo).

Per cui il costo totale dell’operazione di salvaguardia degli 8 km di costa di Città S.Angelo e Silvi sarebbe di Euro 3.140.000 =

La Regione ha stanziato 4,4 milioni di euro per proteggere con un progetto di tipo RICAMA solo il tratto di costa che va dal Saline al centro di Silvi (grossomodo), di circa 3 km.

Quindi quella cifra sarebbe abbondantemente sufficiente per salvaguardare invece con un PROGETTO PILOTA DI FILE DOPPIE DI PALI PERMEABILI tutto il tratto di costa di Città S. Angelo, di Silvi e parte di Pineto (fino alla Torre), di circa 8 km.
  
Però noi riteniamo che, aumentando di non molto le risorse disponibili , potrebbe essere una soluzione migliore quella di proteggere tutta la costa dal fiume Vomano al fiume Saline (di 17 km), la quale si pone sempre fra due sporgenze naturali, senza lasciare scoperta quella di Pineto a nord della Torre di Cerrano, e quindi anche quella dell'Area Marina Protetta, la cui amministrazione già comincia a richiedere opere di protezione della spiaggia in forte erosione anche in quel tratto.



Figura 60:  bozza finale del progetto di salvaguardia della costa dal Saline alla Torre di Cerrano (8 km come a Domburg in Olanda), situata fra le due sporgenze naturali della costa, con le tre ipotesi: o per tutto il tratto dal Vomano al Saline (17 km) , o per il tratto dalla Torre di Cerrano al Saline (8 km); o dal centro dell'abitato di Silvi al Saline (l'ipotesi più corta di 3 km, che è previsto nel progetto della Regione tipo RICAMA per questo stesso tratto).

Tutti i massi di cava che adesso formano i pennelli posati sulla spiaggia di Silvi e Città S. Angelo qualche anno fa, e che non sono serviti assolutamente a niente, possono essere ripresi e posati dove si vuole realizzare il prolungamento della sponda nord del Saline, recuperandoli ed eliminando la loro presenza ingombrante sulla spiaggia di queste cittadine.

Infine , sempre ai fini di protezione del litorale e della sabbia della spiaggia, riteniamo che la spiaggia che andrà man mano a ricostituirsi dovrà essere protetta nella stagione autunnale/invernale, quando soffiano con maggior forza i venti che la spazzano via, soprattutto nei primi anni dopo l’intervento, con paraventi fissati sull’arenile, come questi della foto seguente ( in modo da creare più velocemente l'accumulo di sabbia) :

Figura 61:  frangivento da spiaggia



Come una ciliegia sulla torta, abbiamo pensato che all’estremità di una (o più) file di pali ci possa essere una piattaforma su palificata semipermeabile come nello studio degli ingg. Matteotti, Marconi, De Santis che fungerebbe da appoggio per barche, prendisole, scivoli per tuffi, ad uso dei bagnanti e anche utile per installarvi sopra un… trabocco:
Figura 62: un trabocco, visto di giorno e di notte, del porto di Pescara, da mettere sulla piattaforma della palificata semipermeabile (naturalmente senza le rocce).


Figura 63: piattaforma su palificate semipermeabili attrezzata con scivoli, prendisole, ormeggio e…trabocco

In verità, per concludere, cercando di evitare l’antropizzazione continua delle nostre spiagge, vorremmo che la spiaggia somigliasse di più a questa, dove l’ambiente è stato sicuramente più salvaguardato in virtù della mancanza di costruzioni sull’arenile come è stato fatto in Italia:



Figura 64: nella zona retrostante la spiaggia di Domburg è stata lasciata una fascia di rispetto per permettere alla fauna e in particolare agli uccelli di nidificare. Ma crediamo che, se dietro le nostre spiagge fosse stata lasciata una fascia non antropizzata (nè dal numero eccessivo di stabilimenti balneari, nè di case), sarebbero molto più belle dal punto di vista ambientale. 


Figura 65: l'acceso in spiaggia in Olanda è consentito solo a piedi. Le auto vengono parcheggiate nei garage o nei posti macchina disponibili fra le infrastrutture retrostanti all'area naturale.





Ma per ora accontentiamoci di salvare le nostre spiagge dall'erosione !



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Antonio Spina, Paolo Serafini, Luca Mennella, Lucio Giardini



Maggio 2015